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Ruben Olinto de Carvalho ricorda il padre Claudio, ex calciatore e allenatore della Juventus

Vista aerea dell'Allianz Stadium di Torino

Un viaggio attraverso il tempo: la Juventus di Claudio Olinto de Carvalho narrata dal figlio Ruben, tra ricordi e aneddoti indimenticabili che raccontano una storia di calcio e vita.

La figura di Claudio Olinto de Carvalho, meglio noto come Nené, rappresenta un capitolo significativo nella storia della Juventus. Nato in Brasile, Nené approdò in Italia negli anni ’60, vestendo i colori bianconeri per una stagione. Tuttavia, il suo rapporto con la Vecchia Signora andò ben oltre il campo da gioco. Dopo la carriera da calciatore, Nené tornò a Torino come allenatore delle giovanili e osservatore, lasciando un’impronta indelebile su generazioni di giovani calciatori. A dieci anni dalla sua scomparsa, il figlio Ruben ha condiviso ricordi e aneddoti che raccontano il profondo legame tra suo padre e il mondo Juve.

Il ruolo di Claudio nella Juventus e i rapporti con i grandi del calcio

Ruben Olinto de Carvalho ha descritto con affetto il percorso professionale di suo padre alla Juventus, mostrando come il ruolo di Nené fosse cruciale nello sviluppo dei talenti giovanili. Claudio ebbe l’opportunità di allenare e osservare futuri campioni come Claudio Marchisio, Sebastian Giovinco e Giuseppe Sculli. La sua passione per l’educazione e la formazione non si limitava al calcio, ma abbracciava lo sviluppo umano dei ragazzi, un principio che lo ha sempre distinto. Ruben ha ricordato come il padre fosse un uomo d’altri tempi, legato ai valori di rispetto e disciplina che aveva appreso in ambiente juventino. Questo spirito era evidente anche nei suoi rapporti con grandi personalità del calcio, ricordando come Gaetano Scirea e tanti altri mantenessero un forte legame con Nené.

Aneddoti e legami personali: da Platini a Vialli

Ruben ha raccontato vari episodi significativi che coinvolgono suo padre e leggende del calcio come Michel Platini. Un aneddoto curioso descrive un giovane Ruben che, rifiutato da Platini per un autografo, trovò conforto tra le braccia di Scirea. Questi momenti riflettono il tessuto umano di una Juventus che, secondo Ruben, era più autentica e familiare rispetto all’ambiente attuale. Nené aveva stretto rapporti personali con molti calciatori, tra cui Gianluca Vialli, con cui condivideva una sincera amicizia. Vialli dimostrava il suo affetto regalando scarpette a Ruben, un gesto semplice ma ricco di significato. Ruben ha sottolineato come il padre nutrisse grande stima per calciatori come Roberto Baggio e come molti dei ragazzi che allenava fossero considerati da lui come “puledri”, un termine affettuoso che sottolinea il suo attaccamento ai giovani talenti.


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